L’estate prima dell’esame
Così il quartetto di Cameron prepara il lancio del progetto Tory
La vittoria di ieri alle suppletive di Norwich North è l’ultimo passo di una cavalcata che la maggior parte dei commentatori ormai considera trionfale: dopo il voto della primavera del prossimo anno Cameron sarà il prossimo premier dell’Inghilterra.

Londra. David, George, Steve e Michael. Sono questi i nomi da tenere a mente per comprendere che cosa sono e che cosa saranno i nuovi conservatori britannici. Il quartetto, di blairiana memoria, è composto da David Cameron, il leader, George Osborne, il cancelliere dello Scacchiere ombra, Steve Hilton, il guru della comunicazione, e Micheal Gove, il rifondatore del programma e del progetto conseravore in termini di istruzione e famiglia nonché ministro ombra per Bambini, Scuole e Famiglia. La vittoria di ieri alle suppletive di Norwich North è l’ultimo passo di una cavalcata che la maggior parte dei commentatori ormai considera trionfale: dopo il voto della primavera del prossimo anno Cameron sarà il prossimo premier dell’Inghilterra. La candidata dei Tory a Norwich North, Chloe Smith, incarna quell’ideale giovane e sbarazzino che “the quartet” ha voluto sdoganare anche tra i più restii nell’elettorato conservatore: ha 27 anni, va in giro in bicicletta, sarà la rappresentante più giovane di Westminster.
Il Labour del premier Gordon Brown si lecca le ferite, come fa ormai da parecchio tempo, prova ad accontentarsi di essere arrivato secondo e non essere scivolato al terzo posto, ma poi fa circolare un documento che inizia con: “Smettiamola di spararci da soli a entrambi i piedi”. Ormai tutti, però, dai funzionari pubblici al mondo del business, si comportano come se il nuovo fosse già qui e si organizzano per trattare con la prossima compagine politica. Come spiega l’ultimo numero dell’Economist, i “giovani” – Cameron, Osborne e Gove – sono stati eletti nelle ultime tornate e non hanno vissuto sulla loro pelle i terribili (per i conservatori) anni Novanta. “Sono più giovani e meno nevrotici rispetto al recente passato”, scrive Bagehot, la column dedicata alla politica inglese. Ma non godono di un consenso assoluto, sono sempre a rischio di fuoco amico, perché questo modo di decidere in una cerchia ristretta risulta per molti della vecchia leva parecchio indigesto.
Ricordate le faide interne al New Labour che tentarono inizialmente di boicottare il quartetto di Tony Blair, Peter Mandelson, Alastair Campbell e Gordon Brown? Ecco. E poiché Cameron è astuto almeno quanto lo era Blair a metà degli anni Novanta si è affrettato a garantirsi l’appoggio di un “old” del peso di Kenneth Clarke: il rinnovamento è sempre bene proteggerlo con uno scudo di continuità con la tradizione, soprattutto quando e se si arriva al governo.
Un gruppo solido
Il quartetto è un gruppo così solido (all’inizio era la banda di Notting Hill, molti sono pure vicini di casa) da diventare sordo rispetto al resto del mondo. Se si fa eccezione per Gove, che la settimana scorsa ha tenuto un discorso sull’idea dei nuovi conservatori su come educare i figli e vivere la famiglia, il Team Cameron è tutto focalizzato sulla costruzione della leadership. In vista della convention dei Tory a ottobre a Manchester, Steve Hilton sta preparando la strategia per attirare l’attenzione degli elettori sulla determinazione che Cameron ha dimostrato durante lo scandalo delle note spese gonfiate. Il quartetto è convinto che Manchester sarà il momento in cui (finalmente) si definirà il “Cameron project”. Benedict Brogan, commentatore del Daily Telegraph, racconta che nella sala del congresso riecheggerà, trent’anni dopo, “il verbo” di Maragaret Thatcher, quello indimenticabile del 1978: “Il nostro partito offre alla nazione niente di meno che un nuovo slancio, il necessario e troppo atteso – con tanta passione atteso – rilancio del nostro paese”. Anche allora l’Inghilterra era appena uscita da una crisi economica.
Il quartetto è un gruppo così solido (all’inizio era la banda di Notting Hill, molti sono pure vicini di casa) da diventare sordo rispetto al resto del mondo. Se si fa eccezione per Gove, che la settimana scorsa ha tenuto un discorso sull’idea dei nuovi conservatori su come educare i figli e vivere la famiglia, il Team Cameron è tutto focalizzato sulla costruzione della leadership. In vista della convention dei Tory a ottobre a Manchester, Steve Hilton sta preparando la strategia per attirare l’attenzione degli elettori sulla determinazione che Cameron ha dimostrato durante lo scandalo delle note spese gonfiate. Il quartetto è convinto che Manchester sarà il momento in cui (finalmente) si definirà il “Cameron project”. Benedict Brogan, commentatore del Daily Telegraph, racconta che nella sala del congresso riecheggerà, trent’anni dopo, “il verbo” di Maragaret Thatcher, quello indimenticabile del 1978: “Il nostro partito offre alla nazione niente di meno che un nuovo slancio, il necessario e troppo atteso – con tanta passione atteso – rilancio del nostro paese”. Anche allora l’Inghilterra era appena uscita da una crisi economica.